Pensavo di venire a fotografare qualche albero.
Ho scoperto molto di più.
I Cipressi di San Quirico d'Orcia
Schierati come una coorte di legionari romani sulla cima di una collina, i cipressi di San Quirico sono diventati uno dei simboli più iconici d’Italia.

Vivo in Toscana da due anni. Eppure non c’ero mai stato. Non perché questo luogo non mi attirasse. Anzi. Proprio perché attira tutti. I luoghi più fotografati sono spesso quelli che tendo a evitare.
Allora perché venirci, alla fine? Per verificare un’intuizione: un luogo può ancora raccontare qualcosa quando è già stato fotografato milioni di volte?
Siamo arrivati prima dell’alba. Il silenzio era quasi assoluto. Solo la Via Cassia, in lontananza, ricordava con discrezione che la Toscana non è una cartolina immobile.

Appena scesi dall’auto, ognuno ha vissuto questo luogo a modo suo.
Uno si è innamorato della Val d’Orcia, l’altro si è addormentato.
ROADBOOK:
Contrariamente a quanto raccontano molte leggende, il boschetto non ha nulla di misterioso.
Fu realizzato intorno al 1750 come roccolo, una struttura tradizionale destinata ad attirare gli uccelli per la caccia.
I cipressi che vediamo oggi sono il risultato di numerosi reimpianti, resi necessari dalle tempeste, dai fulmini e, semplicemente, dal passare del tempo.
La Formula Magica della Val d'Orcia
A poche centinaia di metri, un altro gruppo di cipressi cattura lo sguardo.
Dopo il quadrato… un cerchio.
Poi una linea.
Come se qualcuno avesse disegnato il paesaggio. Un’armonia così perfetta da sembrare quasi un’equazione.
Allora, un luogo può ancora raccontare qualcosa quando è già stato fotografato milioni di volte? Sì.
Vedere Mana correre libero tra queste colline ha reso questo momento ancora più prezioso.
Si viene per i famosi cipressi. Si riparte con il ricordo del paesaggio che li rende ciò che sono.

