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6 luglio 2011. Sono da poco passate le otto quando si apre il portellone dell’aereo.

Arrivo all'Aeroporto Internazionale di Kabul (KAIA)

bagram airport with afghan mountains in background

Un caldo soffocante ci colpisce appena mettiamo piede fuori dall’aereo. Scendo sulla pista, circondato dai legionari del 2º Reggimento Straniero Paracadutisti (2e REP), arrivati per dare il cambio ai loro commilitoni in Kapisa. Saliamo rapidamente sui veicoli blindati.

Pochi minuti dopo, una lunga colonna di blindati VAB si mette in movimento verso il campo militare di Warehouse. Sono diviso tra l’entusiasmo e la paura. Dieci per cento dell’uno, novanta dell’altra… o forse il contrario. Sarei incapace di dirlo.

VAB in Afghanistan

Accanto a me, un maresciallo del 2º Reggimento Straniero Paracadutisti (2e REP) dorme profondamente. Siamo in sei, chiusi dentro il blindato. La temperatura all’interno deve sfiorare i cinquanta gradi. Lui sembra completamente altrove.

Sébastien Joly Photographer in Afghanistan. French photographer based in Tuscany

Ero lì per realizzare un documentario sui militari polinesiani in servizio nell’esercito francese. Eppure non fu quel documentario a lasciarmi il segno più profondo.

Furono gli afghani.

Burqa in Parwan, Afghanistan

La mia prima tazza di chai in Afghanistan

Afghan portrait, green eyes

La mattina seguente, dopo una buona notte di sonno… e un terremoto, apro la porta della piccola bottega di Waze. Indebolito dal Ramadan, mi accoglie con un enorme sorriso (anche se diventa molto timido appena compare una macchina fotografica). In piena estate, la temperatura sfiora i 45 °C all’ombra. Le sue prime parole non sono una domanda, né un tentativo di vendere qualcosa:

— Salam. Chai?

NOTA DI VIAGGIO:


Chai (چای) significa “tè” in dari, una delle lingue più parlate in Afghanistan.

Il chai è molto più di una semplice bevanda. È un invito a sedersi, prendersi il proprio tempo e condividere un momento insieme. Rifiutare una tazza di tè può essere considerato un rifiuto dell’ospitalità.

È una delle prime parole che imparo in Afghanistan. Pochi minuti dopo, Wase posa davanti a me un piccolo bicchiere di tè fumante. Niente bustine di Lipton. Vero tè, preparato con tutto il tempo che richiede.

Non lo sapevo ancora, ma quella tazza di tè sarebbe stata la prima di una lunga serie di incontri indimenticabili…

Luoghi che porto ancora con me…

Luoghi che porto ancora con me…

Sébastien Joly photographer and Mana the australian sheperd dog based in tuscany
Sébastien Joly

Where Mana Is

Artista visivo e viaggiatore.
Alla ricerca di luoghi che emanano una magia particolare.
Alcuni la chiamano mana.